
Il team di PilaHarmonic ha chiesto un contributo scientifico sull’integrazione corpo-mente nei percorsi di benessere alla Professoressa Francesca Malatacca, psicoterapeuta, psiconcologa e docente universitaria presso la Link Campus University di Roma. Pubblichiamo con piacere e gratitudine la sua riflessione, nella convinzione che il dialogo tra saperi e l’integrazione di approcci diversi non possano che accrescere e migliorare la nostra conoscenza e la nostra pratica quotidiana al servizio delle persone, nella loro unicità e complessità.
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Nel lavoro clinico contemporaneo, il corpo non può più essere considerato una realtà separata dalla mente. Le neuroscienze, la psiconcologia e gli studi sul trauma hanno progressivamente mostrato come ogni esperienza emotiva significativa attraversi il sistema nervoso, il corpo, la memoria implicita e la regolazione fisiologica dell’individuo.
In ambito oncologico, questa dimensione assume un valore ancora più profondo. La diagnosi di malattia interrompe improvvisamente il senso di continuità dell’esistenza e conduce il paziente all’interno di una condizione complessa, caratterizzata da vulnerabilità emotiva, iperattivazione neurofisiologica, paura e profonda trasformazione dell’immagine corporea.
Il corpo, che fino a quel momento aveva rappresentato il luogo dell’identità e della continuità del Sé, può improvvisamente diventare il luogo della sofferenza, della perdita di controllo e, talvolta, della dissociazione emotiva.
Per questa ragione, oggi appare sempre più importante riflettere sul ruolo che alcune esperienze corporee guidate possono avere nel favorire processi di benessere e di riconnessione psicofisica.
Approcci che integrano movimento consapevole, respirazione, ascolto corporeo e lavoro sulla percezione interna possono contribuire a creare uno spazio in cui la persona possa progressivamente riavvicinarsi al proprio corpo non in termini prestazionali, ma in termini di presenza, ascolto e integrazione.
Dal punto di vista neurofisiologico, tali esperienze possono incidere sui processi di regolazione del sistema nervoso autonomo, favorendo una riduzione degli stati di tensione cronica, di allerta persistente e di sovraccarico emotivo frequentemente presenti nei pazienti sottoposti a percorsi terapeutici complessi.
È tuttavia fondamentale mantenere una distinzione rigorosa tra ciò che appartiene all’ambito del benessere psicocorporeo e ciò che rientra invece nell’ambito clinico, psicoterapeutico e medico.
Le pratiche corporee integrate non rappresentano trattamenti oncologici né interventi psicoterapeutici sostitutivi, ma possono configurarsi, se inserite con consapevolezza e responsabilità, come esperienze complementari capaci di sostenere la qualità soggettiva dell’esperienza corporea durante il percorso di cura.
La vera sfida della contemporaneità consiste probabilmente proprio in questo: costruire modelli sempre più integrati, nei quali medicina, psicologia, neuroscienze e lavoro corporeo possano dialogare nel rispetto dei reciproci confini professionali, mantenendo al centro la complessità della persona.
Perché il corpo non è soltanto il luogo in cui la malattia si manifesta. È anche il luogo attraverso cui l’essere umano continua a percepire sé stesso, la relazione, la vita.
Professoressa Francesca Malatacca
